Introduzione tecnica

L’autonomia scolastica ha individuato nel rapporto fra scuole e territorio un elemento di forza delle nuove modalità di didattica.
Le nuove tecnologie, inoltre, offrono sempre maggiori opportunità di rendere più efficace l’insegnamento, oltre a rappresentare esse stesse un oggetto imprescindibile a cui gli studenti devono essere educati criticamente.

Il progetto Archidattica unisce l’utilizzo delle tecnologie (portali online, web semantico, digitalizzazioni) con la messa a disposizione delle scuole di un patrimonio documentario del territorio di grandissimo valore storico, culturale e spesso anche artistico.

Il progetto si muove, inoltre, in un’ottica di incremento partecipato delle risorse, mettendo in rete tutti i circoli didattici e le scuole che intenderanno parteciparvi. Archidattica è un portale online che mette a disposizione degli studenti centinaia di documenti archivistici (degli archivi del territorio: archivi comunali, scolastici, parrocchiali, industriali) digitalizzati e organizzati in percorsi tematici utili alla didattica. Il portale prevede, inoltre, la possibilità da parte di docenti e studenti di creare nuovi percorsi, di sfogliare gli inventari degli archivi e richiedere nuove digitalizzazioni. Il progetto, infine, comprende l’attività di supporto agli insegnanti per la didattica con gli archivi e per l’utilizzo del portale e alcuni momenti di didattica nelle classi per l’avvicinamento degli studenti alla realtà degli archivi e dei documenti storici.

 

Nel quadro delle Indicazioni Nazionali, che forniscono le linee generali per l’insegnamento nella scuola primaria e secondaria di primo grado, alla storia è attribuito l’importante ruolo di «formare la coscienza storica dei cittadini e motivarli al senso di responsabilità nei confronti del patrimonio e dei beni comuni». Alla disciplina storica viene riconosciuto, dunque, un valore sociale, ribadito soprattutto in relazione ai problemi «della memoria, dell’identità, delle radici hanno fortemente caratterizzato il discorso pubblico e dei media sulla storia»: un insegnamento che promuova la padronanza degli strumenti critici, pertanto, «permette di evitare che la storia venga usata strumentalmente, in modo improprio». Un rischio sicuramente forte, in una società dell’informazione rapida, e spesso poco accurata, per colpa o per dolo, in cui l’applicazione dei criteri di autenticità e autorevolezza  propri del metodo storico possono, effettivamente, fornire chiavi interpretative molto potenti. Importante è, poi, il richiamo al valore del contesto e delle relazioni, fondamentali per comprendere i fatti e i fenomeni studiati, e l’indicazione all’attenzione per «persone, culture, economie e religioni», dimensioni della storia che devono essere presentate agli studenti, aggiornando  la didattica ai nuovi argomenti di studio.

In riferimento alla scuola secondaria di primo grado, le indicazioni nazionali dichiarano che «lo sviluppo del sapere storico riguarderà anche i processi, le trasformazioni e gli eventi che hanno portato al mondo di oggi» e che l’ultimo anno del ciclo di studi sarà dedicato allo studio della storia del Novecento. Un’impostazione molto orientata al presente, sia nell’idea, che rischia di essere esageratamente meccanicistica, che tutta la storia vada rapportata necessariamente alla comprensione del presente, sia nella scelta di dedicare percentualmente una parte molto ampia allo studio del Novecento.

Poche righe vengono dedicate agli approcci interdisciplinari da praticare, limitandosi, ad esempio per la geografia, alla generica constatazione «dell’intima connessione che c’è fra i popoli e la regione in cui vivono». Ulteriore punto critico sembra riguardare il grado di autonomia dello studente in relazione ai fatti e ai problemi storici: fra i traguardi di competenze da raggiungere al termine della scuola secondaria di primo grado figura anche che lo studente si informi autonomamente su fatti e problemi storici anche mediante l’uso di risorse digitali. Poche righe per un traguardo di enorme portata, anche in relazione alla complessità dell’uso critico della rete da parte di ragazzi di 11-13 anni. Se sicuramente un costante lavoro sul metodo di interrogazione e interpretazione delle fonti storiche può fornire schemi interpretativi per affrontare ricerche in modo anche autonomo, va ricordato che la rete, di cui i giovani adolescenti hanno una percezione sicuramente molto diversa tanto dagli insegnanti quanto dal legislatore, pone numerosi e complessi problemi, che richiedono una riflessione mirata e aggiornata da parte del docente .

search previous next tag category expand menu location phone mail time cart zoom edit close